Fotografia (#3)

Era una strada poco trafficata, di quelle affollate solo dal continuo viavai delle ore di punta degli studenti: poco prima delle otto, verso le scuole, e poco dopo l’una, verso qualche bar per un pranzo veloce con gli amici. Alle quattordici i marciapiedi tornavano deserti, era l’orario del riposo prima dei compiti, dei lavori di casa e delle commissioni nei negozi più disparati, dal centro commerciale alla panetteria. La fascia d’età che popolava i portici a quell’ora erano gli anziani, gli unici che, saggiamente, approfittavano della tranquillità delle vie per uscire, prendere una boccata d’aria e fare due passi in solitaria. Una signora, la corta frangia bianca che sporgeva un po’ mossa dal berretto viola, tirò fuori le mani dalle tasche della lunga giacca beige e si sistemò i guanti, facendo attenzione che la punta di ogni dito fosse perfettamente avvolta dalla morbida superficie di lana grigia. Poi, mentre rimetteva le mani nelle calde tasche, la manica sinistra del cappotto si alzò, trascinata dall’impugnatura del guinzaglio che teneva al polso per non far scappare il cane legato. Afferrò con la mano destra la corda, strattonando leggermente il meticcio che si girò infastidito, e liberò l’altra dalla presa scomoda del cappio, sistemando la manica. La coppia tornò a camminare, come se nulla di ciò fosse mai accaduto; il cane restava al passo della padrona, indugiando qui e là ad annusare una traccia lasciata da chissà chi prima di lui al bordo della strada o sui muri dei negozi, mentre la signora si soffermava ad ammirare qualche vetrina.